LA GRANCIA DELLE SERRE DI RAPOLANO

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Il Molinello - Agriturismo nelle Crete Senesi
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LA GRANCIA DELLE SERRE DI RAPOLANO


Accanto alla Porta di San Lorenzo s’innalza una vasta costruzione piuttosto asimmetrica che, prima di essere trasformata in granaio fortificato dell’Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena, fu palazzo imperiale. Fu costruito in più tempi all’epoca del Barbarossa, che per le sue discese in Italia avvertì la necessità di rafforzare i castelli che da sempre appartenevano all’Impero. La cui parte più antica del palazzo è formata da un largo torrione e da un prolungamento più basso poggiante sul muro castellano. Qualche decennio più tardi furono aggiunti al corpo centrale due torrioni sporgenti oltre la cerchia muraria. Il palazzo, che pure all’esterno del muro di cinta appariva coi suoi torrioni un forte arnese da guerra, all’interno, aperto com’era sulla via, costituiva una sede pubblica ed ospitava la curia dei giudici imperali e il presidio dei soldati mercenari in gran parte tedeschi. Il palazzo appartenne di diritto all’impero e, dopo il 1234, ai Cacciaconti. Questi ultimi ne avevano il godimento ma non la proprietà, rimasta almeno in teoria all’Imperatore. Dopo la partenza dei Cacciaconti, il palazzo venne assegnato all’Ospedale (come risulta dall'estimo del 1318). L'Ospedale di Santa Maria della Scala, così chiamato perché a Siena sorgeva davanti alla scalinata del Duomo, era un vero e proprio potentato economico che si manteneva grazie alle elemosine e alle donazioni immobiliari di privati, che intendevano, così facendo, procacciarsi un posto in paradiso: la donazione era infatti effettuata pro remedio animae. Il personale ordinario era costituito da frati e suore, e il matrimonio era ammesso solo se era avvenuto prima dell’ingresso in famiglia, altrimenti veniva imposto il celibato. Al momento dell’ingresso si doveva donare incondizionatamente tutti i proprio beni, se se ne avevano, e la propria stessa persona, in cambio di vitto, vesti e alloggio. Frati, suore e oblati (coloro cioè che, pur donando i beni alla Scala, se ne riservavano l’usufrutto oppure pattuivano che sarebbero stato assistiti e mantenuti per tutta la vita) vivevano all’interno dell’ospedale o nelle fattorie nelle quali venivano inviati. Anche il rettore, che era sempre un personaggio di riguardo, doveva donare tutto il suo patrimonio alla Scala. Le prime case e i primi terreni posti alle Serre o nella sua corte furono donati all’Ospedale della Scala verso il 1270, ma nel 1297 a seguito di un’immensa donazione di Bernardino D’Alamanno Piccolomini, i possedimenti si ampliarono fino a dar loro la consistenza di una vera e propria grangia, cioè di un luogo fortificato dove si raccoglievano i prodotti dei poderi che l’Ospedale di Siena possedeva. Bernardino D’Alamanno era uno speculatore ed un usuraio di Siena che, ad un certo momento, decise di impiegare una larga parte dei suoi immensi guadagni nell’acquisto di una fattoria, e la scelta cadde sul castello delle Serre e sulla sua fertile corte. Ad un dato momento della sua vita decise di farsi oblato dell’ospedale, cioè di donare tutto al santa Maria della Scala. All’inizio del XV secolo il cassero di Serraia aveva subito gravi danni da parte dei senesi durante le operazioni militari contro il ribelle Ugo de'Rossi; a seguito di queste distruzioni il governo di Siena concesse allo Spedale di Santa Maria della Scala di costruire un nuovo cassero, non volendo che il castello delle Serre restasse senza una valida fortezza. L'Ospedale fu autorizzato a congiungere il palazzo con il mastio del Poggio, per costruire un'edificio maggiore di quello vecchio e adatto a contenere grandi quantità di grano. Accanto alla facciata sud del palazzo, dove oggi è l’ingresso al museo, si trova la grande porta sormontata da un muro altissimo, munito di bertesca per gettare olio bollente su eventuali assedianti. La porta, costruita ai tempi del rettore Paolo di Paolo Serfucci (1404–1410) fu abbellita nel 1629, durante il rettorato di Filippo Tondi, da una raffinata edicola dai contorni assai eleganti, all’interno della quale oggi si trova una finestrella ma in origine vi era un altorilievo con l’immagine della Madonna. All’interno, proprio di fronte alla porta, si apre il cortile che dava accesso all’abitazione del granciere, alle stalle, allo scrittoio e ad alcuni locali di produzione e conservazione. In fondo al cortile oggi si innalza un muro che lascia solo vedere le tracce di un portico con arcate in mattoni. A fianco del portico fu creata una piccola cappella dedicata a Santa Maria Maddalena: di essa sono rimaste tracce in una cantina conservante tracce di affreschi di epoche diverse (dal XIV al XIX secolo). Nel periodo del rettorato di Filippo Tondi (1519–1527) fu costruita la scalinata laterale che sorregge un loggiato a due arcate in laterizio, dove si trova una porta di semplice stile rinascimentale che dava l’accesso all’appartamento del rettore sito nel torrione mediano. Purtroppo il tetto della loggia ostruisce in parte due finestre romaniche antichissime che risalgono all’epoca della costruzione del palazzo e che oggi sono visibili solo osservando il palazzo a metà del passaggio coperto che unisce il primo al secondo cortile. Gli interventi di questo rettore sono ricordati da un’epigrafe posta sopra al loggiato murato di fondo, accanto agli stemmi dell’Ospedale della Scala e del Tondi medesimo. Attraverso il passaggio coperto si giunge ad un secondo cortile con al centro un pozzo con vera in travertino della metà del 1700. Sulla destra il basamento della grande torre del Poggio alla quale si poteva accedere mediante un cammino di ronda sostenuto da archetti poggianti su tre mensole aggettanti l’una sull’altra. Tracce di questo antico cammino di ronda si possono ancora vedere nella loggetta d’ accesso al capannone dei fieni. Alla torre si attacca il muro ad L che sale dal primo cortile. Nel 1555, in uno degli ultimi episodi della guerra di Siena, il Conte di Santa Fiora fece abbattere parte del muro di cinta e la Torre del Poggio, della quale rimase in piedi solo la base. Il rettore Claudio Saracini decise nel 1575 di appoggiare sulla base della torre una nuova razionale costruzione ad uso della fattoria. Al piano terra fu costruito un grosso tinaio, con ingresso dal cortile in fondo al passaggio coperto, al primo piano il grande granaio, all’ultimo la vasta capanna dei fieno o capannone Nello stesso tempo fu costruita un’ascenderia per consentire il trasporto dei grani al piano del nuovo granaio. Il suo percorso a spirale è ancora leggibile all’esterno e visibile all’interno dell’edificio. Nel 1790 l’intera fattoria fu venduta e l’edificio fu diviso tra proprietari diversi. Nel corso del XIX e del XX secolo l’edificio servì a nuovi padroni come cantina tinaio, granaio, magazzino ma in parte fu diviso in tanti piccoli appartamenti e affittato a poveri. Di recente gran parte del complesso è divenuto proprietà del Comune che ha proceduto a restauri e che ha realizzato nei suoi torrioni il Museo della Grangia. All’interno l’ambiente più suggestivo è il salone del Rettore: esso dovette ricevere una prima sistemazione nel XVI secolo, come indica una trave datata 1531, e un ulteriore ammodernamento nel 1629 quando, sotto il rettorato di Agostino Chigi, vi fu collocato il monumentale camino di forme barocche. Alle pareti grandi portali decorati da cornici in pietra con lo stemma dello Spedale di Siena . La sala è impreziosita da un’edicola in pietra contenente tracce di un affresco trecentesco e da una nicchia incavata nel muro con ricca cornice in pietra lavorata. Ai piani superiori eleganti stanze con affreschi ottocenteschi; nei locali più in bassi un frantoio per le olive che ha funzionato fino agli anni settanta del XX secolo.